(articolo redatto da Pierluca Pierro)
Di cosa parleremo
Questo contributo è la seconda parte di una serie di quattro post blog su come “Governare la trasformazione del testing – Dal processo manuale all’automazione industriale con GenAI”. La serie è basata su un contributo sottomesso al Project Management Institute e nasce da un’esperienza concreta di trasformazione del software testing in contesto enterprise.
L’obiettivo è offrire una lettura strutturata di come la GenAI possa generare valore nel testing non come soluzione isolata, ma come parte di un sistema organizzativo, tecnico e gestionale coerente.
L’architettura del modello
La test automation non è un problema di tool. È un problema di architettura organizzativa.
Nel parte prima di questa serie abbiamo condiviso i risultati di un progetto di test automation: –70% sui tempi di sviluppo degli script. Ma come ci siamo arrivati? La risposta non è un prodotto. È un modello di processo.
Il Dual-Layer GenAI Governance Model (DLGGM) si fonda su tre principi:
- separazione strutturata tra produzione funzionale e industrializzazione tecnica;
- utilizzo di un recorder per generare gli script dall’esecuzione reale dei workflow;
- integrazione controllata della GenAI sull’intero ciclo di vita.
Il processo si articola in tre aree operative:
- produzione guidata dal dominio,
- industrializzazione tecnica,
- manutenzione continua.
Primo livello — Produzione funzionale

I tester con competenza di dominio ricevono il test case con priorità e perimetro definiti. Eseguono l’analisi funzionale del requisito e registrano il flusso attraverso il recorder, che genera automaticamente lo script.
L’obiettivo non è l’ottimizzazione tecnica del codice, ma la fedeltà al comportamento atteso.
Lo script prodotto viene verificato funzionalmente e annotato con il supporto dell’AI e la revisione umana, in modo che il workflow sia chiaramente trasferibile agli ingegneri del secondo livello e ai sistemi AI.
Il primo livello non modifica la struttura tecnica del codice prodotto dal recorder e non esegue refactoring. La sua responsabilità è garantire accuratezza funzionale e qualità del requisito automatizzato.
Secondo livello — Industrializzazione tecnica

Il secondo livello trasforma lo script in un asset industriale stabile. La stabilizzazione tecnica elimina le fragilità, gestisce i comportamenti asincroni e rafforza i meccanismi di identificazione degli elementi. Il tempo medio di stabilizzazione diventa misurabile e pianificabile.
La GenAI supporta l’analisi del codice e propone suggerimenti di miglioramento, mentre l’integrazione nella codebase e la validazione finale consolidano lo script nel ciclo di esecuzione ufficiale.
È in questa fase che si realizza la transizione dalla produzione funzionale a un processo automatizzato strutturato e sostenibile.
Manutenzione — Ciclo evolutivo

L’automazione entra poi in una fase di monitoraggio continuo. Le esecuzioni vengono tracciate, le anomalie analizzate e classificate. Un agente basato su GenAI supporta l’analisi dei log e propone interventi tecnici. Le proposte vengono validate dal secondo livello prima di qualsiasi aggiornamento del codice, garantendo tracciabilità e controllo.
La separazione tra i due livelli sembra semplice. Ma è il punto architetturale decisivo. Prima, la stessa persona doveva comprendere il business e scrivere codice robusto. Nessuno dei due compiti veniva eseguito al meglio. Oggi ognuno opera nel proprio ambito di eccellenza, e la GenAI funziona da ponte tra competenza funzionale e competenza tecnica.
Il risultato non è solo velocità. È prevedibilità: i tempi di stabilizzazione diventano misurabili, la capacità produttiva pianificabile, e l’intero processo governabile con le stesse logiche di controllo del project management strutturato.
Conclusione
Nel prossimo articolo parleremo dell’impatto di questo modello sulle persone: come il team è evoluto, quali competenze sono cresciute e perché la trasformazione tecnologica è sempre, prima di tutto, una trasformazione organizzativa.
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