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AI e intelligenza emotiva

ai e intelligenza emotiva

(articolo redatto da Michele Rosco)

L’AI viene scambiata come una divinità, benevola o malevola, che tutto può. Però le decisioni delegate all’AI non prevedono l’uso di intelligenza emotiva e questo comporta diversi rischi.

Dio e l’AI

Un amico, conversando sull’AI, mi ha fatto notare come questa tecnologia sta assumendo nell’immaginario collettivo caratteri sovrumani, quasi di divinità. Un dio potentissimo, che presto governerà le nostre vite e che è guidato da una ferrea e inarrestabile razionalità. Gli ho obiettato che a me sembra che l’opinione pubblica giudichi l’AI sì una divinità, ma malevola, una diabolica entità capace di annullare la nostra umanità e di distruggere non solo il lavoro, ma la nostra stessa unicità di esseri pensanti e razionali.

Divinità benevola o maligna, comunque lo spazio per un’analisi filosofica – se non teologica – della tecnologia è non solo possibile, ma necessaria. Mai come in questo caso, la tecnologia si va a incrociare con le domande alla base della filosofia: che cos’è la conoscenza? che morale c’è dietro la potenza tecnologica? E infine, la domanda delle domande: che cos’è l’umanità? cosa distingue la ragione umana dalla ragione tecnologica?

Gnoseologia, etica, metafisica, sono tutte suggestioni con cui fare i conti rispetto alla nuova divinità che tanto influsso avrà sulle nostre vite, perché questa è l’unica certezza: la nostra vita sarà sempre più coinvolta dalla presenza della nuova intelligenza, che affiancherà e, qualche volta, sostituirà la nostra intelligenza.

AI e etica

Il dibattito filosofico che si sta particolarmente sviluppando riguarda in particolare l’etica: quali sono i limiti morali che l’AI deve avere per rispettare la natura umana, per non superare i confini del nostro sistema di valori. Asimov aveva già fissato le leggi morali di comportamento dei robot, e su questo ha costruito alcuni dei suoi racconti più intriganti.

Il dibattito su questo aspetto – che dovrebbe appunto essere intrinseco a una divinità – è vivace. Paolo Benanti, un teologo morale, ha scritto molto su questo tema e cura un blog che approfondisce questi argomenti. Tra i tanti aspetti che Benanti mette in luce, nell’idea di una tecnologia che parta dai bisogni umani e che non li trascuri, c’è l’attenzione ai temi dell’incertezza, che è il vero problema che scatena le paure di tanti: che effetti avrà la tecnologia sulla vita quotidiana? Quanto la nostra esclusività di “animali razionali” viene compromessa?  Ci sono poi vecchie questioni sociali che si aprono, quelle che erano chiamate un tempo tematiche del gap tecnologico: come garantire che l’accesso alle nuove tecnologie dell’AI sia aperto a tutti? che l’avvento dell’intelligenza artificiale non crei nuove drammatiche diseguaglianze? In altre parole, come garantire che la nuova religione sia accessibile a tutti?

L’intelligenza emotiva (e l’errore di Cartesio)

Ma l’AI non è onnipotente, questo è certo, anche se l’incertezza sulle sue effettive potenzialità le attribuisce compiti e responsabilità infiniti. Ragionare sui limiti dell’intelligenza artificiale significa ragionare sulla nostra intelligenza, e quindi, come ho detto prima, sul problema fondante ogni filosofia: chi siamo noi? che significa essere umani? E, di conseguenza, che vuol dire ragionare, pensare?

Cartesio, il grande filosofo del 600, l’iniziatore di una nuova epoca della filosofia, diceva che alla base di tutto c’è il pensiero. L’identità umana è insita in questo: cogito, ergo sum, penso e dunque sono. Il punto non è solo capire se l’AI “pensi”, cosa messa in dubbio da molti, ma anche capire che Cartesio ha commesso due errori, evidenziati da uno dei più grandi neuroscienziati contemporanei, Antonio Damasio, in un libro che appunto si chiama “L’Errore di Cartesio” (Adelphi, Miano, 1994).

Cartesio ipotizza una netta separazione tra pensiero e materia, e poi tra ragione e emozione. Sul primo aspetto, Damasio mette in luce che in realtà oramai si è dimostrato che mente e corpo sono intrecciati e interdipendenti, ma su questo non ci fermeremo. Il secondo punto è più importante per il nostro ragionamento: il pensiero per Cartesio è puro ragionamento che deve essere tenuto separato da ogni emozione per poter dispiegare la sua massima potenza. Se la tesi fosse vera, l’AI, che è pura res cogitans – cioè solo pensiero – dovrebbe essere capace di prendere decisioni migliori di noi umani, impasto inevitabile di ragionamento e sentimento.

Il Dottor Spock di Star Trek è il perfetto decisore cartesiano, in questa ottica. Invece Damasio, studiando i casi clinici di persone che hanno lesioni nelle aree del cervello che presiedono alle emozioni, ha scoperto che l’assenza delle emozioni, pur in presenza di immutate capacità razionali, influisce pesantemente sulla capacità di decidere. Le persone con danni ai centri emotivi del cervello spesso mostrano difficoltà nel prendere decisioni, nonostante mantengano intatte le capacità cognitive. Questo suggerisce che le emozioni forniscono un contesto necessario per valutare le opzioni e prendere decisioni informate.

Nelle decisioni complesse, che richiedono una valutazione di molteplici fattori e conseguenze a lungo termine, l’integrazione di emozioni e ragione diventa ancora più cruciale. Le emozioni aiutano a prioritizzare le informazioni e a prendere in considerazione l’impatto umano delle decisioni, che potrebbe sfuggire a un’analisi puramente razionale.

Decisioni, ragione e emozione

Così dobbiamo intendere dunque l’AI, una grande, potentissima capacità di ragionamento, priva dell’intelligenza emotiva, cioè della capacità di riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni e quelle degli altri. Dunque, decidere con l’AI, delegare solo all’algoritmo le nostre decisioni può essere pericoloso. Questa privazione, inevitabile negli algoritmi che presiedono l’AI, impedisce la decisione in contesti moralmente incerti e difficili da gestire solo con il ragionamento e la statistica, ad esempio per scelte mediche critiche: decidere chi riceve un trattamento salvavita in situazioni di scarsità di risorse; o giudizi legali: con sentenze in tribunale dove le sfumature morali e etiche sono cruciali. Ma addirittura impedisce scelte pienamente razionali, perché non riesce a definire le motivazioni e le priorità valoriali che sono alla base delle decisioni critiche.

Conclusioni

L’errore di Cartesio rischia di diventare l’incapacità decisionale dell’AI, o meglio la sua inefficienza in casi critici e moralmente problematici. Un dio perciò potentissimo e indifferente, perciò inadatto a decidere per conto nostro. Ma del quale non potremo fare a meno, perché le sue infinite capacità saranno sempre più indispensabili a una vita migliore. Solo se le sapremo utilizzare, però, senza diventare apocalittici (l’AI distruggerà la nostra umanità), né integrati (l’AI risolverà tutti i nostri problemi). Conclusione di banale buon senso, ma anche la filosofia alla fine col buon senso deve fare i conti.

PS: nell’articolo ho avuto la preziosa assistenza di un aiutante, ChatGPT. Senza di lui, il mio ragionamento sarebbe stato più fallace.


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