(articolo redatto da Michele Rosco)
I cambiamenti della tecnologia e nel macro ambiente creano nuove opportunità di occupazione, ma anche distruzione di posti di lavoro. Per il futuro sarà strategica la politica di formazione.
I nuovi lavori secondo il World Economic Forum
Tra le paure che attraversano il mondo in questo momento, c’è la convinzione che l’introduzione dell’AI sconvolgerà il mercato del lavoro, facendo ecatombe di posti di occupazione. Per fortuna è uscito The Future of Jobs Report 2025, un rapporto molto documentato del World Economic Forum.
L’organizzazione economica indipendente – tra le più accreditate –smentisce questa paura e parla invece di milioni di nuovi posti di lavoro nell’immediato futuro dovuti specialmente all’introduzione di tecnologie dell’informazione. Ovviamente le previsioni sono tali e possono essere smentite, ma il WEF indica le politiche che dovranno essere adottate per arrivare a certi risultati.
La considerazione di partenza è che siamo in presenza di cambiamenti di scenario eccezionali, e che quindi la relazione tra stress politico-economici, tendenze demografiche e specialmente innovazioni tecnologiche a partire dall’AI, porterà a una fase di grande incertezza e di movimenti tellurici nel mercato del lavoro, con milioni di posti di lavoro distrutti e milioni di nuove opportunità create.
Il punto – il rapporto lo fa intuire – è che la distruzione è certa, la creazione di nuovi posti è conseguenza di scelte politiche che vanno fatte con determinazione, e prima di tutte un massiccio investimento sulla formazione.
I trend dell’occupazione futura
I trend principali individuati nel rapporto WEF non si riferiscono solo all’AI, ma il report contiene un discorso generale sull’occupazione futura.
Il primo punto evidenziato è che la percentuale di job disruption sarà pari al 22% entro il 2030, con la creazione di 170 milioni di nuovi ruoli e la scomparsa di 92 milioni, con un aumento netto di 78 milioni di posti di lavoro.
Non sono i lavori tecnologici quelli con tassi di aumento maggiori in assoluto, perché al primo posto ci sono lavoratori agricoli e autisti di camion, subito dopo però vengono gli sviluppatori software.
Nei lavori che diventano obsoleti e che quindi prevedono una forte diminuzione ci sono tutti quei lavori impiegatizi di medio livello, come ogni forma di addetti allo sportello, ma anche segretari contabili e commercialisti. Qui la distruzione è strettamente legata all’avvento della tecnologia e davvero l’introduzione dell’AI è devastante.

Le competenze professionali in crescita
Le competenze in crescita sono anche quelle tecnologiche, a partire da AI e Big Data, ma è importante notare come la situazione di rapidità del cambiamento – tecnologico, ma anche socio-economico, culturale, organizzativo – imponga la necessità di competenze necessarie a lavorare in una situazione di rischio e di flessibilità e quindi ecco la rilevanza individuata di abilità necessarie in ambito di pensiero creativo, di flessibilità, di pensiero analitico.
Previsione, abbiamo detto, non significa certezza: i trend si andranno a concretizzare se si realizzeranno certe condizioni: innanzitutto un grande investimento – pubblico e privato – nella formazione, sia quella destinata alla creazione delle necessarie nuove competenze, sia quella volta alla riqualificazione dei tanti lavoratori che saranno espulsi dal mercato del lavoro.

I ruoli legati alla tecnologia rappresentano comunque i lavori con una percentuale di crescita maggiore, e tra questi, in ambito informatico, ci sono i Big Data Specialist, gli esperti di tecnologia legata alla finanza (Fintech), gli specialisti di AI e Machine Learning, gli esperti di cybersicurezza e i “tradizionali” sviluppatori di software.
Un altro settore tecnologico di sviluppo è legato alla Green and energy transition, tra questi gli specialisti in veicoli elettrici e a guida autonoma, gli ingegneri ambientali, e i tecnici di energie rinnovabili.
Ma molti lavoratori dovranno essere in qualche modo riconvertiti, a causa dei cambiamenti distruttivi della tecnologia. Questo comporta che secondo le previsioni del rapporto il 59% del totale dei lavoratori dovrà essere sottoposto a formazione. E quindi si capisce bene perché, tra le professioni che saranno necessarie, c’è quella degli insegnanti e dei formatori.
Fattori critici nel futuro del lavoro: formazione, organizzazione flessibile, soft skill
Questi sommovimenti epocali danno grandi prospettive. Ma presentano rischi.
Il primo rischio, evidenziato dalla ricerca che ha coinvolto mille imprese in tutto il mondo, è proprio nella difficoltà di trovare profili professionali adeguati. Sempre più lavori ricercati non vengono coperti, sempre di più le imprese e le organizzazioni finiscono per competere sul mercato del lavoro per soddisfare le esigenze di reclutare talenti. Questo comporta un cambiamento epocale anche nelle attività di ricerca del personale, che da una classica funzione di “selezione” si stanno orientando a una di marketing e di reclutamento.
Il centro di ogni politica di sviluppo comporta perciò da parte delle imprese e delle organizzazioni di lavoro la necessità di investire sulla propria attrattività e di sviluppare la capacità di accogliere i lavoratori cercati in organizzazioni più resilienti e flessibili. Il cambiamento organizzativo è condizione non solo di successo sul mercato di destinazione dell’offerta, ma anche in quello della ricerca di lavoratori.
In questo scenario la funzione fondamentale della formazione si deve orientare sempre di più a un mix tra competenze tecnico-specialistiche e competenze comportamentali e relazionali. Da tempo si dice che l’abilità fondamentale per riuscire nel lavoro è la capacità di apprendere; oggi questa considerazione trova la sua massima verità.
Conclusioni
Professioni nuove, organizzazioni flessibili, disponibilità di apprendere e, per tutti, propensione al cambiamento. Su questo si giocherà il futuro. Noi in Nexsoft siamo pronti e tu?
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