Hero Run: videogiocando si impara

sviluppo videogiochi
Che cosa fanno due giovani talentuosi informatici del nostro team per non annoiarsi durante le ferie da pandemia? Imparano nuove tecnologie “per gioco” e fanno parlare di sè. Vi raccontiamo come.

L’antefatto

“Mandiamo i carabinieri, ma li mandiamo con il lanciafiamme”

Questa è stata una delle dichiarazioni più note circolate durante il lockdown da Coronavirus del marzo 2020. In una delle sue dirette social il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, parlando delle possibili feste di laurea di alcuni universitari, pronuncia questa frase e subito fa il giro del web, diventando così virale da arrivare anche a Naomi Campbell.

La storia

Simone Pirozzi
Gerardo Salvati

Gerardo Salvati e Simone Pirozzi sono due  giovanissimi Java Specialist del nostro team, che hanno fatto della passione per l’informatica il loro lavoro.

Durante il periodo di ferie in quarantena per non annoiarsi i due colleghi si sono divertiti a creare “Hero Run” e ci raccontano loro stessi come è andata la storia in questa intervista.

Q
Che cos’è “Hero Run”?

Hero Run è un videogioco ispirato proprio alla famosa frase sul lanciafiamme di De Luca e ha il presidente come protagonista.
Il nostro governatore è l’eroe della storia, munito di lanciafiamme, che incendia le persone colpevoli di girare per strada, incuranti del contagio.
Solo “incendiando” tutte le persone menefreghiste il nostro governatore può salvare il mondo.
Il nostro eroe, però, deve stare attento agli ostacoli che si trova lungo il percorso. Deve evitare di essere contagiato dall’alieno, presente sulla sua strada.

Q
Come mai avete collegato la storia ad un alieno?

Siamo stati obbligati a parlare di un’inviasione aliena a causa delle restrizioni degli store dove è stato caricato il gioco.
Apple Store e PlayStore infatti rifiutano qualsiasi applicazione che abbia riferimenti al Covid-19 e questo è stato il problema più grande che abbiamo dovuto affrontare.
Il gioco era finito dopo 20 giorni di lavoro, però non eravamo a conoscenza di queste restrizioni.

Q
Quale era l’idea originaria del videogioco?

L’idea di base era replicare la realtà. Il nemico doveva essere il virus e non l’alieno. Il problema è sorto, però, quando abbiamo cercato di pubblicarlo sugli store e ci è stato negato. Abbiamo dovuto cambiare tutta l’ambientazione ed eliminare ogni piccolo riferimento alla situazione che stava vivendo il nostro pianeta.
Per questo abbiamo deciso di parlare di un’invasione aliena, anche se, con un piccolo sforzo di immaginazione, è facile ricondurre la vicenda ludica all’epidemia globale.

Q
Con quale tecnologia avete realizzato il videogioco?

Il gioco è stato sviluppato in Unity, motore grafico per videogiochi.

Q
Come mai avete deciso di cimentarvi su una tecnologia dedicata ad un settore di sviluppo che qui in Nexsoft non presidiamo?

Ci sentivamo sfidati dall’impegnare il nostro tempo vuoto, imparando cose nuove. Siamo partiti da zero, ma avevamo tanta voglia di realizzare un videogioco e le persone a noi vicine ci hanno incoraggiato…così siamo riusciti a superare tutti i problemi e dopo un mese dall’inizio siamo riusciti finalmente a pubblicare il gioco.

Q
Questa esperienza extra lavorativa vi ha dato soddisfazione?

Fin da subito abbiamo ottenuto un sacco di download, arrivando ad oltre 1000, ma tutti i nostri sforzi sono stati ripagati specialmente dai tanti complimenti ricevuti e dall’attenzione della stampa.

Q
Che cosa vi resterà di quest’esperienza di sviluppo software diversa dalla vostra abituale programmazione Java?

Ciò che ci ha dato più piacere è stato il commento di un ragazzo di 14 anni che ha come sogno quello di diventare sviluppatore di videogame. Ci ha visto come fonte di ispirazione. Due ragazzi come noi, poco più che ventenni, che realizzano un gioco del genere gli ha fatto capire che può continuare a coltivare il suo sogno.

A noi di Nexsoft questa vicenda ci ha fatto sorridere e ci ha reso orgogliosi. Viva l’intraprendenza del nostro team anche nei momenti critici.💪


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